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COME TUTELARSI DA ERRATE SEGNALAZIONI IN CENTRALE RISCHI BANCA D'ITALIA

 ACCORDO FRA LE PARTI

E' sempre la soluzione più consigliabile, quella che non genera fratture nel rapporto con la banca e che anzi pone le basi per un più corretto e consapevole confronto. Io personalmente ho visto diversi casi dove un reciproco e bonario accordo ha portato ad un rafforzamento delle relazioni. Di sicuro ci vuole l'impegno da parte di tutti: il cliente, che deve capire caso per caso se si è trattato di un banale errore sui cui soprassedere, ed eventualmente apprezzando l'eventuale prontezza e interessamento della banca nel rispondere ai quesiti posti; e la banca: che deve essere reattiva e non nascondersi dietro termini tecnici, lettere di risposta molto vaghe o altro. Percorrere questa strada significa di fondo avere come unica aspettativa un risultato concreto, rapido e la volontà di mantenere buoni i rapporti. Di sicuro vi consiglio sempre di procedere sempre per iscritto (fax e/o raccomandata...o se avete una mail certificata va bene anche questa) magari preannunciando per telefono il problema e l'imminente invio. Il fatto di lasciare traccia della segnalazione vi consente di: dimostrare per esempio a terzi istituti la vostra contestazione, far decorrere da quel giorno il fatidico mese necessario per poter eventualmente ricorrere all'Arbitro Bancario Finanziario. A tal proposito vi allego due fac simile di lettera da noi predisposte e da inviare alla banca segnalante:

Lettera di richiesta rettifica segnalazione in Centrale Rischi Banca d'Italia

Lettera di contestazione formale alla segnalazione in Centrale Rischi Banca d'Italia

 

Testo Da scrivere

LA LEGGE – Era il 26 luglio 2014 quando i giornali di tutto il Paese batterono una notizia entusiasmante per i correntisti che avevano contratto un mutuo, un finanziamento o semplicemente avevano passività sul proprio conto corrente: con il voto del Senato alla legge di Stabilità (un tempo si chiamava “Finanziaria”), l’anatocismo – cioè la possibilità per le banche di calcolare gli interessi non solo sul capitale, ma sul capitale maggiorato degli interessi già maturati nelle mensilità precedenti – spariva dai testi di legge. (Continua sotto)

 Tuttavia la cancellazione di questa odiosa pratica bancaria, che per anni aveva svuotato i portafogli dei cittadini, doveva fare un ulteriore passo per sparire anche dalla realtà materiale: a tradurre in concreto la previsione normativa doveva essere il Cicr (il Comitato interministeriale per il credito e risparmio) che avrebbe dovuto riscrivere da capo le regole, prevedendo che gli interessi “periodicamente capitalizzati” non potessero più produrre interessi ulteriori.

Come sempre avviene nel nostro Paese, le norme “scomode” vengono affossate dall’assenza di decreti e delibere attuative, in modo che quello che è stato stabilito in via generale e astratta dal Parlamento o dal Governo resti lettera morta, senza spiegare effetti pratici. Così si è tentato di fare per anni con l’anatocismo bancario.

La contabilizzazione degli interessi attivi e passivi, degli oneri, dei proventi, delle spese finanziarie e la corretta individuazione degli interessi espliciti sono passaggi ad oggi indispensabili considerato il dettato dell’art.96 Tuir.

Ricordiamo, infatti, che la disposizione normativa applicabile ai soggetti Ires (tipicamente alle Srl e Spa) prevede che gli interessi passivi e gli oneri assimilati sono deducibili in ciascun periodo fino a concorrenza degli interessi attivi e proventi assimilati. L’eccedenza è deducibile nel limite del 30% del risultato operativo lordo della gestione caratteristica.

Va anche specificato che gli interessi attivi e passivi, ovvero gli oneri e i proventi, rilevanti ai fini dell’art.96 sono quelli derivanti da contratti di mutuo, locazione finanziaria, obbligazioni, finanziamenti. Ne risultano, invece, esclusi gli interessi derivati da rapporti commerciali, compresi gli interessi moratori, da depositi cauzionali e sconti di cassa.

Tenuto, quindi, conto di quanto detto nel prosieguo verranno trattati i seguenti argomenti:

  • la corretta imputazione di interessi, oneri e spese derivanti dai rapporti intrattenuti con istituti di credito ed imprese finanziarie;
  • la capitalizzazione degli interessi passivi in aumento del valore di beni strumentali o beni merce;

per poi dedicarci, con un approfondimento, alla rilevazione degli interessi impliciti attivi e passivi.

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